Comunicato ufficiale degli assegnisti
Gli assegnisti di ricerca, a seguito di un’assemblea organizzata il 31 ottobre, hanno redatto e approvato il seguente comunicato ufficiale da diffondere durante l’inaugurazione dell’anno accademico
LA LEGGE 133/08 VISTA DAGLI ASSEGNISTI DI RICERCA
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Chi sono gli assegnisti di ricerca
Sono giovani, con contratto di cooperazione a tempo determinato finalizzato allo sviluppo di progetti di ricerca specifici. Il loro stipendio mensile è di 1200-1400 euro netti/mese, con contributi previdenziali minimi. A latere della loro mansione principale, la maggior parte di loro è incaricata di svolgere un’attività di ricerca più ampia, di occuparsi di didattica, di seguire gli studenti nelle loro attività di tesi.
Di fatto sono una componente rilevante delle persone che contribuiscono alla produttività degli atenei (al Politecnico di Milano, sono il 28% del personale che si occupa di ricerca).
La legge 133/08
É una legge finanziaria che prevede tagli alla pubblica amministrazione in generale, quindi anche all’università.
Contiene, tra gli altri, l’articolo 66, che, nel caso specifico dell’università, prevede:
i) un taglio pari a 1441.5 milioni di euro nel periodo 2009-2013 del cosiddetto Fondo di finanziamento Ordinario, cioè dei soldi che servono per il funzionamento delle università, dall’acquisto della carta per stampare il testo degli esami al pagamento degli stipendi;
ii) un vincolo al 20% del turn-over fino al 2012: in ogni anno solare si potrà assumere a tempo indeterminato una persona ogni cinque andate in pensione nel solo anno precedente.
I suoi effetti reali sull’università
La legge 133/08 non colpisce nessun ipotetico privilegio di nessuna ipotetica casta interna all’università. Al contrario, essa ha come esito principale la forte limitazione delle assunzioni di nuovo personale. Quindi colpisce innanzitutto i giovani e nega loro la speranza di poter proseguire in Italia la loro attività di ricerca in modo duraturo. Se lo scenario non cambierà, verrà meno buona parte della ricerca universitaria d’eccellenza e diminuiranno la qualità dell’offerta didattica e il supporto diretto agli studenti nel loro percorso formativo. In sintesi, si avrà una “fuga di cervelli”, che nel lungo periodo si rivelerà disastrosa anche da un punto di vista economico, in quanto disperderà un grande capitale umano formatosi in Italia anche grazie agli investimenti della collettività.
Cosa chiediamo
Chiediamo che la legge 133/08 venga modificata con la prossima finanziaria, sia tenendo conto delle differenze tra università ed altre pubbliche amministrazioni, sia introducendo criteri meritocratici in base ai quali modulare tagli e turn-over per i diversi atenei e all’interno degli atenei.
Chiediamo una riforma dell’università pubblica, pur sapendo che comporterà sacrifici, e siamo disponibili a dare il nostro apporto costruttivo per realizzarla.

